giovedì 31 luglio 2008

Le saggezze antiche

Michel Onfray, già autore del Trattato di ateologia, cura per i tipi della Fazi una Controstoria della filosofia, di cui per ora sono usciti i primi due volumi, con la quale si propone di raccontare

"una storia della filosofia che non si costituisce contro il corpo, suo malgrado o senza di esso, ma con esso."

Nei corsi scolastici di filosofia si tende infatti ad insegnare una storia della filosofia che segue un percorso prettamente idealistico, sottolineando alcune scuole di pensiero, le più ascetiche, le più idealistiche appunto, da Platone ad Hegel passando per i cristiani della tarda antichità e del medioevo. Più o meno allo stesso modo in cui si traccia talvolta una storia dell'evoluzione della spiritualità umana che culmina con il cristianesimo o comunque con il monoteismo. Nel preambolo del primo volume, intitolato Le saggezze antiche, dedicato ai filosofi "edonisti" dell'antichità, Onfray spiega l'obiettivo della sua opera affermando che

"Questa controstoria non vuole essere una fine ma un inizio, un invito a costituire la storiografia come disciplina necessaria nell'insegnamento dela filosofia. Essa offre l'occasione di un giacimento nuovo destinato agli insegnanti acuti, per purificare dai miasmi l'insegnamento della filosofia nelle classi terminali e all'università, per spalancare le finestre nelle biblioteche dove si accumulano inutili glosse sui monumenti della filosofia dominante, per aggiungere agli scaffali lavori alternativi, in grado di farsi carcio di un'altra filosofia che implica un altro modo di filosofare"

Con un linguaggio piacevole e scorrevole, nel primo volume si parla di filosofi antichi; nel secondo, intitolato Il cristianesimo edonista, si passa a certe branche nascoste della filosofia cristiana.
Al momento ho appena iniziato il primo volume e per stuzzicare la vostra curiosità vi metto di seguito l'indice:
  • Preambolo. La storiografia, un'arte della guerra
  • Polveri di astri
  • Leucippo e "la gioia autentica"
  • Democrito e "il piacere del rapporto con se stessi"
  • Ipparco e "la vita più piacevole"
  • Anassarco e la sua natura "appassionata di godimento"
  • Antifonte e "l'arte di sfuggire all'afflizione"
  • Aristippo e "la voluttà che solletica"
  • Diogene e "il godere del piacere dei filosofi"
  • Filebo e "la vita felice"
  • Eudosso e "l'oggetto di desiderio per tutti"
  • Prodico e "la felicità"
  • Epicuro e "il piacere supremo"
  • Filodemo di Gadara e la comunità edonista
  • Lucrezio e "la voluttà divina"
  • Diogene di Enoanda e "la gioia della nostra natura

Completa l'opera una cronologia comparativa della filosofia "edonista" e di quella "idealista".

Michel Onfray, Le saggezze antiche, Roma, Fazi, 2006

venerdì 18 luglio 2008

Giuliano imperatore e la restaurazione del paganesimo

Vi posto un brano da una lettera di Giuliano imperatore, che verrà commentata nella prossima puntata di Fontes su Radio GPM, ma mi pareva interessante metterla anche su un blog che si occupa di citazioni e recensioni.



Lettera 84 Giuliano ad Arsace, sommo sacerdote della Galazia (traduzione da G. Paduano, Il racconto della letteratura greca, Bologna 1991)

“Se l’ellenismo non ha ancora ottenuto i successi che è ragionevole attendersi, è per colpa di come noi lo pratichiamo. L’intervento degli dei è stato grande e splendido, maggiore di ogni speranza e preghiera, e sia benigna alle mie parole Adrastea! Poco fa nessuno avrebbe neanche osato augurarsi tali e tanti cambiamenti. E con questo? Pensiamo che sia sufficiente, e non vediamo che la crescita dell’ateismo si deve alla loro umanità verso gli stranieri, alla cura nel seppellire i morti, alla loro finta austerità di vita? Di tutto ciò dobbiamo noi occuparci seriamente. E non solo tu, ma in generale tutti i sacerdoti che ci sono nella Galazia. Falli vergognare di se stessi, e persuadili a comportarsi bene o rimuovili dall’ufficio sacro, se non vanno con mogli e figli a venerare gli dei, e permettono ai loro servi, ai loro figli , alle loro mogli Galilee di oltraggiare gli dei e preferire l’ateismo alla religione. Inoltre esortali a non frequentare i teatri, a non bere all’osteria, a non esercitare professioni o mestieri disonorevoli e screditati. Rendi onore a chi ti obbedisce, caccia via chi ti disobbedisce.
Organizza molti alloggi in città, in modo che gli stranieri possano usufruire della nostra umanità, e non i nostri soltanto ma anche gli altri, chi ne ha bisogno. Ho già provveduto a che tu abbia disponibilità di mezzi, assegnando ad ogni anno a tutta la Galazia trentamila moggi di grano e trentamila litri di vino. Di questi un quinto deve essere impiegato per i poveri che sono al servizio dei sacerdoti, il resto per gli stranieri e i mendicanti che vengono da noi. E’ vergognoso che tra i Giudei non ci sia neanche un mendicante, e che gli empi galilei mantengano non solo i loro ma anche i nostri, perché da parte nostra mancano di aiuto. Di’ che chi appoggia l’Ellenismo deve contribuire a queste spese e che i villaggi di cultura greca devono offrire agli dei le loro primizie; abitua le persone di cultura greca a queste forme di beneficenza, mostrando loro che sono da tempo nel nostro costume: Omero fa dire ad Eumeo “Straniero, non mi è lecito, se anche venisse qualcuno peggiore / di te, disprezzare uno straniero: vengono tutti da Zeus / gli stranieri e i mendichi: è caro anche un piccolo dono” [Odissea, XIV, 56 e segg.].
Non dobbiamo accettare che siano altri a imitare le nostre buone usanze, mentre noi ci avviliamo nella pigrizia e trascuriamo il culto degli dei. Sarò pieno di gioia se saprò che ti comporti come ho detto.
Vedi raramente i governatori nella loro sede, per lo più comunica con loro per iscritto. Quando vengono in città, nessuno dei sacerdoti deve andare loro incontro; solo, quando entrano nei templi degli dei, li aspettino nel vestibolo. E dentro non deve precederli alcun soldato, li segua invece chi vuole. Appena ha varcato la soglia del tempio è un privato: là dentro comandi tu, come sai, perché questo richiede la legge divina. E chi le obbedisce è veramente pio, chi si attacca al proprio orgoglio è un ambizioso e un vanaglorioso.
Sono pronto ad aiutare Pessinunte se si propizieranno la Madre degli dei; se la trascurano non solo sono biasimevoli, ma stiano attenti – non vorrei dire una cosa troppo dura – a non assaggiare il mio sfavore.
“Non mi è lecito accogliere e compatire uomini che sono in odio agli dei immortali” [Odissea X 73-74].
Persuadili dunque che se tengono al mio aiuto devono tutti insieme supplicare la Madre degli Dei."

lunedì 14 luglio 2008

Antica poesia d'amore

Secondo me, una delle poesie d'amore più belle. E' di Rufino, tramandataci dall'Antologia Palatina:


Hai gli occhi di Era, Melite, e le mani di Atena,
il seno di Afrodite e le caviglie di Teti.
Beato chi ti guarda, tre volte di più chi ti ascolta,
un semidio chi ti ama, un dio chi ti sposa

venerdì 4 luglio 2008

Nuova puntata di "Ritorno ad Alessandria"

Da oggi trovate online una nuova puntata di "Ritorno ad Alessandria"; è la terza del ciclo "Il pagano alla ricerca dell'informazione" e tratta dei cataloghi informatizzati delle biblioteche, cioè di quelli che potete consultare tramite il computer, il più delle volte direttamente su internet. Potete scaricarla dal sito, oppure ascoltarla senza scaricare nulla dal punto d'ascolto del Giorno Pagano della Memoria su MySpace.

mercoledì 2 luglio 2008

Il codice sfuggito ai Gesuiti

Ringrazio mille volte il gruppo Pagan Reading Torino per la segnalazione dell'articolo su

Il Codice sfuggito ai Gesuiti

Una corda più grossa, detta quipu, e tante altre cordicelle pendenti: un vero rompicapo inca, da secoli. Se le è studiate per più di dieci anni quelle pagine roventi sulla vera fine degli Inca, sopravvissute alla censura dei Gesuiti, e quelle loro funicelle annodate in maniera strana, e le mille pietruzze che ritmavano con colori diversi la vita dei Peruviani prima di Colombo e dell'arrembaggio spagnolo.
E stato così che Laura Laurencich Minelli, si è resa conto che se le annodature erano in verso volevano dire <>; se invece erano al contrario erano <>: altre annodature ancora simbolizzavano le <>. Un sistema a partita doppia, assai complesso ed efficace. Non solo: si è anche accorta che certi segnali cromatici all'inizio di quei quipu davano immediatamente il senso di ogni computo: certi tipi di lana, certi colori, tutto aveva un senso. E che, più o meno, anche il loro antico calendario - anch'esso tutto spaghi e nodini - funzionava in maniera analoga.
E ora, la Laurencich Minelli ha affidato l'anteprima di questo suo lavoro di decodificazione degli alfabeti e dei sistemi numerali incaici ad Archeo, la rivista d'archeologia italiana che, nel numero da domani in edicola dedica la sua copertina e 11 pagine al libro della docente di Storia e Civiltà Precolombiane dell'Università di Bologna.
Il titolo? Exsul Immeritus Blas Valera Populo Suo e Historia et Rudimenta Linguae Piruanorum. Sottotitolo: Indios, Gesuiti e Spagnoli in due documenti segreti sul Perù del XVII secolo, edito dalla Clueb a 40 euro.
Gran bella avventura questa sua: nasce indagando e traducendo quei due testi gesuitici della prima metà del XVII secolo non destinati alla pubblicazione e, quindi, integri da tutte le purghe che segnarono quell'epoca. A sorpresa vi sopravvivono ammirazioni per quelle civiltà senza il nostro dio, che altrove è difficile rintracciare. Attraverso le righe di padre Blas Valera, di F. Joan Antonio Cumis e del padre Joan Anello Oliva, autori di resoconti d'oltremare finiti nella Collezione Miccinelli di Napoli, la studiosa non solo ricostruisce la logica di tutti quei sistemi annodati - compustici, calendariali, alfabetici - che hanno fatto da rompicapo per secoli anche per gli specialisti, ma fa riaffiorare una sorta di giallo sulla morte fittizia di uno degli autori (il Valera, esiliato) testimone assai scomodo di vittorie spagnole sugli Incas, assai meno onorevoli di quel che la tradizione ufficiale tramanda.

Sergio Frau da la Repubblica di oggi 2 LUGLIO 2008

venerdì 27 giugno 2008

Il calendario dell'Odissea: un'eclissi svela le date

Articolo di Pietro del Re su Repubblica di Mercoledì 25 giugno 2008:

Esplorando eventi celesti che si produssero più di 3000 anni
fa, due astronomi si dicono oggi in grado di datare con precisione il giorno in
cui Ulisse, una volta tornato ad Itaca ed essersi fatto accogliere a corte come
un mendicante, infilzò i proci col suo pesante arco. Sulla rivista
dell'Accademia americana delle Scienze, Marcelo Magnasco della Rockefeller
University di New York e Costantino Baikouzis dell'osservatorio argentino di La
Plata sostenzono che l'eclissi totale di sole descritta da Omero nel ventesimo
libro dell'Odissea è un episodio cosmico realmente avvenuto il 16 aprile 1178
avanti Cristo. Setacciando i testi omerici, i due ricercatori hanno identificato
quattro descrizioni dettagliate di eventi celesti che compaiono prima, durante e
dopo la strage dei pretendenti compiuta da Ulisse.
Ovviamente la loro scoperta non dice se Ulisse si vendicò
davvero sui tracotanti proci che intendevano convincere Penelope a scegliere tra
di loro un nuovo marito, o se le sue gesta furono soltanto frutto della fantasia
del poeta cieco. tuttavia questa rivelazione conferisce un'aurea di veridicità a
uno dei più celebri poemi della letteratura occidentale, composto tra l'800 e il
700 a.C., circa quattrocento anni dopo la guerra di Troia.
Con i loro calcoli gli astronomi hanno dimostrato che quelli
che potrebbero sembrare ambientazioni poetiche sono riferimenti astronomici
precisi che si sono susseguiti con la stessa cadenza descritta da Omero a
cavallo di un'eclissi totale di sole, quella del 1178 a.C. appunto, che nel
testo accompagna la discesa dei proci nell'Ade.
Grazie al computer, i due astronomi hanno ricostruito la
posizione dei pianeti e delle costellazioni intorno a quell'eclissi, e scoperto
che i riferimenti dell'Odissea sono assolutamente coerenti. Dicono gli autori
dello studio: "Visto dalle isole dello Ionio, fu un evento spettacolare che
mostrò tutti i pianeti simultaneamente nel cielo, con le Pleiadi poste in cima
alla corona del Sole".
Ma quali sono gli eventi celesti che hanno consentito di
datare la mattanza degli usurpatori al trono di Itacca? Primo: il giorno della
strage, scrive Omero, ci fu la luna nuova, che è un prerequisito dell'eclissi
solare. Secondo: sei giorni prima di quella data, Venere era luminosa e alta nel
cielo. Terzo: ventinove giorni prima l'ammasso delle Pleiadi e la Costellazione
del Boote erano simultaneamente visibili al tramonto. Quarto: trentatrè giorni
prima del massacro, il pianeta Mercurio era alto nel cielo e ben visibile al
tramonto.
Ognuno di questi fenomeni si produce indipendentemente dagli
altri, è quindi la loro concomitanza a poter indicare una data possibile.
Soprattutto se si manifestano a distanze precise dall'eclissi citata il giorno
del ritorno di Ulisse dal profeta Teoclimeno. Il quale preannuncia che, dopo la
morte avvenuta per mano di Odisseo, i cento e passa proci sarebbero discesi
nell'Ade mentre sulla Terra "cadeva una densa caligine e il sole scompariva dal
cielo".
Già il greco Plutarco interpretò queste parole con il
significato di un'eclisse totale. Studi recenti hanno confermato che in quella
data tale evento si verificò sull'Egeo. Ciò indicherebbe anche che la caduta di
Troia avvenne tra il 1192 e il 1184 prima di Cristo. Il merito dei due astronomi
è stato di chiedersi quante volte, in un lasso di tempo compreso tra il 1250 e
il 1115 a.C., si sono potuti produrre assieme i quattro eventi celesti
individuati nell'Odissea. La risposta del computer è stata eloquente: una sola,
in data 16 aprile 1178.
Quel giorno, ripetutamente schernito dai proci, Ulisse
accetta di partecipare alla gara organizzata da Penelope, che aveva promesso di
consegnarsi in sposa a colui che sarebbe riuscito a scoccare una freccia dal
pesante arco del marito facendola passare per le fessure di dodici scuri.
L'impresa non riesce a nessuno dei pretendenti e così l'ultimo tentativo spetta
a lui, che, dopo aver scaldato l'arco sulla fiamma, lancia la freccia vincente.
A questo punto non gli resta che scatenare la vendetta.
Né Magnasco né Baikouzis s'azzardano a voler dimostrare una
qualsiasi autenticità a quanto narrato nel poema omerico. Sostiene umilmente uno
dei due: "Se chi oggi legge l'Odissea può riscontrare la veridicità di un evento
cosmico che vi è descritto, ebbene ciò basterebbe a rendermi felice.

giovedì 26 giugno 2008

La fine del paganesimo antico: evento violento o ineluttabile?

Oggi, 26 giugno, ricorre la data della morte di Giuliano imperatore e con lui finiva l'ultimo tentativo di restaurare il paganesimo antico. Proprio per questo apriamo oggi il blog di "Ritorno ad Alessandria", il podcast pagano di libri e informazione di Radio GPM. Mentre nella trasmissione trattiamo temi più ampi organizzati in cicli di trasmissioni, come l'attuale "Il pagano alla ricerca dell'informazione", nel blog riporteremo segnalazioni, brani e recensioni di libri che in trasmissione non potremmo leggere con risultati soddisfacenti. E visto che, come ho appena detto, ricorre oggi la data della morte di Giuliano, vi cito un passo di Augusto Fraschetti:

Una religione che ci ha lasciato a livello di formulazione teorica e letteraria
i Discorsi di Giuliano Augusto come Alla madre degli dei e A Helios re, i Saturnalia di Macrobio; una religione che
vedeva Roma percorsa dalle grandiose processioni in onore di Iside e della
Grande Madre fino al fiume Almone, dove il simulacro della dea era immerso nelle
sue acque per la dovuta purificazione, mentre i romani (anche quelli di fede
cristiana: una circostanza troppo spesso dimenticata) avrebbero voluto celebrare
ancora intorno al 500 la loro festa dei Lupercalia attirandosi così le
invettive di papa Gelasio, molto difficilmente può ritenersi una religione in
decadenza che appunto per questa sua decadenza - come generalmente si ritiene -
sarebbe poi di conseguenza scomparsa. Basta invece, come abbiamo fatto,
ripercorrere le costituzioni imperiali contenute nel titolo XVI, 10 del Codice
Teodosiano per comprendere come il paganesimo romano sia scomparso in seguito a
una legislazione che lo rese a tutti gli effetti impraticabile.


Augusto Fraschetti, Principi cristiani, templi e sacrifici nel codice teodosiano, in Diritto romano e identità cristiana, Roma, Carocci, 2005